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  • Sergio Massari (Massarimmobiliare): “La ripresa delmercato? Già nel 2010”

    Da oltre venticinque anni sulla scena immobiliare napoletana, Sergio Massari, classe ’54, sposato, laureato in legge, nel marzo dell’83 entra in Gabetti. Quattordici anni d’esperienza sotto l’egida del prestigioso marchio immobiliare, poi, dal gennaio ‘97 la sfida imprenditoriale. Che si rivela, partendo dal cuore di Chiaia a Napoli, vincente.Associato Fiaip, dal suo studio di vico Monteroduni, nel cuore di Chiaia, trova subito il suo core business nel target medio-alto della Napoli bene, soprattutto quella di Chiaia, di Posillipo, del Vomero e del Centro Storico . Attento osservatore, esperto ed aggiornato professionista, è tra quelli che le difficoltà del settore degli ultimi tempi le ha sviscerate a dovere sostenendo che “quando le cose non funzionano a dovere, c’è qualcuno che non ha fatto la sua parte”. Dottor Massari, la Borsa Immobiliare non nasconde le difficoltà del momento attraversate dal mercato napoletano ma guarda con ottimismo ad un futuro molto prossimo. Qual è la sua opinione sull’andamento del panorama napoletano in città e in provincia? “Il mercato immobiliare napoletano, più che attraversare una vera e propria crisi, è attualmente in una fase di immobilismo, di staticità. Ma penso che l’ottimismo della Bin possa comunque essere condiviso. Ed è questione, peraltro, di prospettiva. Mi faccia un esempio… “Be’, penso ad esempio che col rientro di importanti fette di capitali dall’estero favorito dal decreto attualmente in approvazione rientreranno nel circuito della liquidità importanti risorse da investire e considerato che le borse non garantiscono rendimenti adeguati, il grosso dovrebbe essere dirottato sugli investimenti immobiliari. Tenga conto che già oggi ci sono investitori che chiamano in azienda per acquistare immobili di taglio medio-piccolo a scopo di investimento. E, questo, mi pare un buon segnale”. Se sul privato l’investimento ha riacquistato dunque un certo appeal, sul versante istituzionale la Bin non ha mancato di lanciare il suo monito gli enti locali, alla Regione perché approvi presto il Piano Casa e ai Comuni perché si occupino del degrado urbano soprattutto nelle periferie. Concorda? “Francamente penso che a Napoli il grande nodo da risolvere sia quello del recupero degli immobili residenziali, soprattutto nel Centro Storico. Tenendo intanto presente che a Napoli il Centro Storico è il più grande d’Europa. Recuperarli significa anche e soprattutto immetterli sul mercato. Si tratta di un patrimonio significativo spesso sottoutilizzato. Le do un dato: a Napoli, l’ultimo censimento demografico, ha registrato una significativa diminuzione della popolazione residente. Siamo scesi sotto il milione di abitanti. C’è dunque un consistente patrimonio composto da molti immobili pubblici, del Comune o della Curia, ad uso residenziale e non solo, completamente inutilizzati. E che andrebbero dunque utilmente ristrutturati e reinseriti nel circuito dell’offerta abitativa. Quanto al Piano Casa, se verrà approvato dalla Regione nei termini in cui tutti speriamo, e se sarà attuato rigorosamente potrà costituire senz’altro un vero e proprio volano di sviluppo sia per l’economia in generale che l’edilizia e per il settore immobiliare, settori trainanti dell’economia stessa. Voglio però augurarmi che le nove regole, ed in particolare quelle sugli ampliamenti delle volumetrie e sull’utilizzo delle aree industriali dimesse, non pregiudichino da un lato la staticità degli immobili, la qualità dei Centri Storici e, dall’altro, l’ambiente”. Parliamo dell’Italia a due velocità, quella di un Nord con una marcia in più e di un Sud in affanno. Un problema, questo, che si riverbera anche sul settore immobiliare? “Non c’è dubbio ed è un problema che diventa significativo soprattutto per le fasce sociali medio-basse, quelle maggiormente colpite dalla crisi e dalla disoccupazione. C’è una questione dunque che riguarda l’accesso al mercato: al Nord, vuoi perché il reddito medio pro-capite è più alto, vuoi perché i prezzi sono più accessibili se la passano meglio che da noi”. A proposito dell’accesso al mercato, ritiene anche lei come molti suoi colleghi che le Banche potrebbero fare di più per compulsare il settore? “Si, sicuramente. Da un lato, come hanno rilevato in questi giorni gli esperti della Cgia di Mestre, cresce il peso delle garanzie reali chieste dagli istituti di credito, dall’altro è anche cresciuto il margine di guadagno che le banche ricavano sui finanziamenti, cioè il cosiddetto spread. Un aumento, quest’ultimo, che è giustificato, anche se fino a un certo punto, dalla forte sofferenza degli istituti dovuta agli insoluti e dalla necessità di doversi garantire comunque utili accettabili. Il tutto, considerato anche che nel passato lo spread è stato fino a ieri in Italia davvero contenuto”. Acquirenti e venditori, cosa è cambiato? “Rispetto al passato qualcosa è cambiato ma non più di tanto. Chi vende continua a cercare comunque di realizzare il massimo possibile, chi compra cerca di risparmiare il più possibile. Le dinamiche restano le stesse. In questo momento, poi, da un lato non c’è una corsa all’acquisto e dall’altro il venditore non ha nessuna intenzione di adeguarsi all’andamento del mercato. Le conseguenze, sebbene contenute, sono facilmente immaginabili”. E gli agenti immobiliari? Ieri semplici intermediari immobiliari, oggi anche consulenti a tutto campo… “E’ così, e mi auguro che in un futuro non molto lontano la figura dell’agente immobiliare, oggi anche professionista esperto in materie giuridiche e periziali, possa conquistare lo spazio che merita. Francamente trovo ridicolo che le istituzioni, politiche o del credito si rivolgano per ottenere consulenze di settore ad architetti o ad ingegneri che sono bravissimi nel loro mestiere ma che non hanno il polso del mercato anziché a noi agenti immobiliari. Qual è la sua opinione delle organizzazioni di categoria degli agenti immobiliari? “Sono associato Fiaip e posso dire che siamo aggiornati in maniera costante sulle modifiche legislative e di settore, che siamo insomma seguiti. Partecipiamo a seminari e incontri di aggiornamento ogni volta che se ne presenta la necessità. Le organizzazioni di settore, insomma, svolgono un ruolo importante e, devo dire, in crescita”. Secondo autorevoli economisti ed esponenti delle istituzioni italiane ed estere, dopo le difficoltà di questi ultimi tempi il rilancio dell’economia e, dunque, anche del settore immobiliare, sarebbe prossimo. E’ dello stesso avviso? “Si, i segnali di ripresa non mancano e fanno ben sperare. Una ripresa che, proprio perché dovrà essere attenta e rigorosa, si presenta lenta ma che darà i suoi primi concreti frutti già nel 2010. E questo vale anche e soprattutto per il mercato immobiliare che già registra una primo rallentamento della discesa dei prezzi”. Roberto Aiello



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