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News ImmobiliariDi Vincenzo Acampora*
Sbagliato affrontare la questione casa solo da un punto di vista strettamente economico e di mercato e non da un versante sociale.
Il peso del canone di locazione o quello delle rate di mutuo insistono pesantemente sulla vita di migliaia di famiglie che sono sempre più vicini alla fascia di povertà per l’incidenza finanziaria delle scadenze mensili sul proprio reddito.
I sondaggi condotti dagli istituti specializzati dicono che è in costante crescita la fascia dei poveri e dei nuovi poveri proprio per il disagio abitativo.
Nelle prassi economiche e pubbliche di questi ultimi decenni ha sempre di più trionfato all’interno di una visione neoliberista del mercato l’economia vista solo dal lato dell’offerta e non da quella sociale della questione casa.
Nella sua versione “monetaria” questo modello ha prodotto nel corso degli anni, un “effetto ricchezza” fondato su una crescita dei consumi non già derivante da un relativo generalizzato aumento dei redditi, ma dalla speculazione finanziaria e dall’incremento delle sole rendite fondiarie e immobiliari.
I disastri procurati da questo modello sono storia di questi giorni e non è un caso che la crisi economica attuale, la più grave dal 1929, sia nata dalla rottura del perverso circuito di indebitamento nel sistema immobiliare.
Pur con le opportune comparazioni con il quadro generale, si rende necessario inserire nel dibattito politico e amministrativo locale sulle politiche urbanistiche e abitative, il punto di vista della domanda, partendo da una ricerca che analizza i fabbisogni abitativi, presenti e futuri, delle persone e delle
famiglie.
Negli ultimi anni si sta assistendo alla sottomissione dell’interesse pubblico agli interessi speculativi e immobiliari che stanno tentando di trasformare profondamente la fisionomia delle città e la sua
composizione sociale.
I Comuni sulla base e nel rispetto dello strumento urbanistico devono definire e cercare di regolare i modi del riuso urbano del territorio con riferimento ai cambiamenti che devono condizionare profondamente il futuro delle città anche da un punto di vista sociale.
Sul versante della casa il rischio concreto è che l’esclusione sociale ed abitativa, derivante dalla divaricazione sempre più marcata tra i redditi di migliaia di famiglie e i prezzi immobiliari, diventi ancora più ampia e grave di quella che oggi conosciamo.
In una visione unitaria e integrata del territorio, luogo principale nel quale si sviluppano le contraddizioni ed i conflitti sociali, i soggetti pubblici, le forze sindacali e dei privati nel suo insieme devono rivendicare scelte riguardanti lo sviluppo edilizio, le politiche abitative, la difesa del territorio, le infrastrutture ed i servizi, evitando che queste politiche siano sostanzialmente ristrette ad un mero
confronto tra i soli rappresentanti dei poteri forti e gli amministratori locali a discapito dell’interesse pubblico generale.
Il Piano Casa più volte annunciato dal Governo Nazionale e le iniziative estemporanee proposte da parte delle Regioni non hanno fino ad oggi dato concretamente e positivamente risposte alla problematica dell’abitare sia per quanto riguarda l’offerta alloggi che per il rilancio della economia.
*Presidente Iacp Napoli, Componente Giunta Esecutiva Federcasa
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